sabato 16 luglio 2011

Qualunque cosa fa, a Nichi gli tirano le pietre

 A volte mi sembra che le dichiarazioni di Nichi Vendola siano, per un pubblico snob e di bocca buona, il corrispettivo dei casi di cronaca nera più celebri, per l’oscura plebaglia che segue Salvo Sottile su Merdaset. Intorno alle dichiarazioni del povero governatore di Puglia c’è la stessa morbosa attenzione. In questi giorni si è scatenata una canea rovinosa sull’affaire “compagno sì, compagno no, compagno un caz”. Ma tanto la musica non cambia da anni.

Se va al mare con l’uccello di fuori o se afferma che in fondo Pol Pot non era questo stinco di santo. Se gli scappa detto che i gay hanno il diritto di allevare figli o che Israele ha dissodato il deserto e creato una fiorente economia. Se ricorda la sua infanzia o riflette sulla sua storia politica, se partecipa a uno spettacolo teatrale, o finanzia il nemico giurato di questa o quella puttana di corte del jetset culturale. Comunque da qualche parte c’è un mormone che annuncia l’imminente fine del mondo per mano di Nichi Vendola.

Intendiamoci, un uomo pubblico ha messo in conto che le cose che dice siano sottoposte al vaglio dell’opinione pubblica. Lo spera, anzi, sennò è come se non esistesse. Croce e delizia della politica e dell’arena mediatica, saggezza e malinconia, lentezza e scavo intellettuale non sono fatti per il surf sulle coscienze. Come andare con un libro di Camus o Musil in spiaggia, mentre l’imbecillità, incarnata in qualche energumeno coi capelli e le fibre muscolari stressate, si pavoneggia alle prese con gli sport acquatici più demenziali, inventati dai creativi della Cia per tenere lontani gli esseri umani dal pensare; e, frattanto, i culi più notevoli della costiera adriatica (che ovviamente non hanno mai partecipato a una riunione del “Kollettivo: il Comunismo è una Rottura di Balle”) li ammirano estasiati.

Il paragone con l’ecosfera dello stabilimento balneare serva per spiegare a Nichi che se ne deve fregare assai delle tirate moralistiche dei bagnini fermi sulla battigia. Perché qui sta il problema, qui sta il senso di stanchezza che ti coglie quando apprendi della sistematica indignazione che travolge l’uomo del destino della sinistra italiana. Non è dunque il sacrosanto vaglio critico della ragione comunicativa, ma la rottura di coglioni di quelli che pensano che Nichi avrebbe dovuto dire questo o quest’altro, piuttosto che dire quello che ha detto. Ma fermatevi, e fate quello che non vi riesce di solito: fate qualcosa di imprevisto (poi aspettate che anche la vostra partner abbia un orgasmo) e riflettete sull’esistente! Vi convince? Bene. Vi delude? Bene uguale. Rivolgetevi a qualche altro negozio.

Tutti pazzi per Nichi. In due ore di assedio mediatico di un giorno qualsiasi, che Dio ha mandato sulla Terra, il nostro è capace di scontentare progressisti e conservatori, anticlericali e papisti giobertiani, rivoluzionari ortodossi, che non trovano più il modo di riparare la macchina del tempo e tornare negli anni ’50 (il tempo da cui sono arrivati fino ai giorni nostri), e i moderati, i quali data la loro posizione, sono sempre mezzo soddisfatti e mezzo delusi, mezzo accontentati e mezzo frustrati.

Caro Nichi, il giorno che risponderai alla pioggia di fastidiosi rilievi e appunti da secchione che ti vengono rivolti; il giorno che a tutta questa fragorosa sinfonia di scorregge risponderai con un sonoro, riflettuto, ben scandito, ininterpretabile “e ‘sticazzi”, sono convinto che da un angolo della sala sorgerà un lento ma convinto applauso. Un applauso fermo e schioccante, che mano mano si estende a tutti i presenti, contagia i posti in piedi, e inonda anche quelli che sono rimasti fuori. E a un certo punto, senza saper spiegare come sia successo, le strade saranno invase da uno sconfinato corteo di persone comuni che sfilano per difendere se stessi in nome dell’amore.